«Ho iniziato un libro ceh mi impegnerà per anni, forse per il resto della vita... Non voglio parlarne... basti sapere che è una specie di "summa" di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie.» Così Pasolini descrive la sua ultima opera di narrativa, destinata a rimanere incompiuta per l'improvvisa, tragica scomparsa del poeta. Iniziato nei primi anni Settanta, durante la crisi petrolifera mondiale, e portato avanti fino alla morte, nel novembre 1975, Petrolio è un gigantesco frammento diquello che avrebbe dovuto essere un romanzo-monstruum di circa duemila pagine. Una enciclopedia del racconto, che comprende tutti i registri, bassi e alti, della scrittura. Appunti, annotazioni, una lettera ad Alberto Moravia, schizzi e specchietti che compongono un impressionante libro "nero", pubblicato, con assoluta fedeltà all'autografo, solo nel 1992. Risulta da questi frammenti una disperata archeologia umana, un'esplorazione dei misteri della sessualità (il protagonista Carlo è sdoppiatoin due identità uniche e distinte) e insieme uno spaccato dell'Italia del boom con la sua presuntuosa politica economica, tra oscuri complotti di potere e stragi di stato rimaste impunite. Un romanzo-saggio-zibaldone che condivide temi di Scritti corsari e Lettere luterane e attinge a fonti diversissime, da Le Argonautiche, Pound, Dostoevskij alle cronache giornalistiche, come in un vero «Satyricon moderno».